Visualizzazione post con etichetta Articoli. Mostra tutti i post

A Small Foodie Community

So, the first week is gone.
The master's classes officially got started and I can't find any dark sides so far.
Impossible? Well, I'm gonna explain what I mean.


1. Every morning I wake up and this is the view from my kitchen balcony while I'm having breakfast.
Ok, rainy and foggy days are not contemplated, and I've to admit that we had just a few sunny days so far.. but, come on, I'm about to touch the mountains!

2. Even before beginning the university, my friends and I joined a few foodie events in the city, all organized by students, a way to know new people in the name of food. OF COURSE!
Jessica (my flatmate) and I went to our first Dinner Society that took place at Sebastian (from Argentina) house, just the day after her arrival. We made a tropical dinner together with Bianca, Riccardo (both from Italy), Stephan (from Guatemala) and Luis from Mexico. I don't know if I made you realize how much international the atmosphere is here in Bra.
After a few days my classmates and I went to McJam dinner: two brilliant students organized the second edition of an entire high-quality homemade menù inspired by McDonald's.





Last, but not least, we had the wonderful idea to organize a pre-master dinner at Boccondivino, the osteria founded by Carlin Petrini in 1984.
I think it was during that dinner that we all understood what is the glue between us: food passion. And it's when you feel comfortable to take pictures of every courses before eating that you know to be already a family.

Pre-master dinner
3. My master's family loves food (just to remark the concept) and we are trying to organize short study trips on our owns. An example?
The truffle kingdom AKA the International Truffle Fest held in Alba every year.
If only had been possible I would have taken a picture of the truffle smell at the entrance of the pavilion.



4. I've already told you that Bra is a small city, isn't it? Well, for some people it could sound boring, but for me meeting friends at every street corner is just exciting and lovable. There is the certainty to find them during the town market (MERCATO), intent to buy some fresh and local veggies and fruits, or at one of the three main pubs in Bra, maybe for a wine or cocktails tasting.


5. Any excuse is good to eat delicious food.
Why don't meet for a brunch at Maya and Megumi place to practice Japanese language? DONE.
Why don't join an aperitivo organized by the other master's students to welcome us? DONE.
Why don't invite a few friends to eat homemade tagliatelle with Alba's truffle? DONE.
Why don't celebrate the Thanksgiving with your classmates and eat as if it was your last day? DONE.
And if you prefer to refuse these invitations, well, you can, of course. But then here what happens: you got a 6 hours class about "cured meat". History, production's process, animal's breeds.. TASTINGS.
For the records, we HAD TO taste 14 types of salame (vegetarians and vegans are relieved), Italian and Spanish ham, mortadella, lardo and, YES, there will be an exam about it.

Megumi and Maya homemade crepes' brunch
Me kneading pasta dough for tagliatelle
Welcome Aperitivo Unisg FC16, FC17, FC18
Thanksgiving dinner (plus Cinzia the turkey)
I've just mentioned the fifth reason why I barely find a negative point in this new adventure that I might figure it out: FAT, I think I'll get fat!
Well, I guess I'll need it to face the great Piedmontese winter. 
Meanwhile I think I should also look for a gym.

Thanksgiving dinner

Posted in , | 1 Comment

Caseificio Di Taranto Giuseppe, L'ARTE CASEARIA LUCANA


La pasta da mozzarella si impasta a 35°C, si aggiunge il sale e viene subito lavorata.
La scamorza, invece, necessita di una temperatura di qualche grado più alta (circa 38°C) e non presenta sale nell'impasto che, in questo caso, riposerà per 3 ore prima di prendere forma ed essere immerso in salamoia.
Potrei continuare dicendovi che lo yogurt viene pastorizzato a 95°C, poi a 42°C si aggiungono i fermenti e necessita di 3 ore per la coagulazione.
Tuttavia, per quanto la lavorazione delle singole preparazioni casearie sia affascinante e coinvolgente, ciò su cui vorrei soffermarmi è la passione e la professionalità con cui Giuseppe gestisce il suo punto vendita di latticini a Scanzano Jonico (MT), inaugurato circa due anni fa.


Insieme alla moglie, ai due figli e a Federica (una giovane ragazza, fidanzata del maggiore), Giuseppe ha deciso di avere un posto tutto suo, dopo più di 20 anni di esperienza nel campo caseario.
Giuseppe è attento ad ogni piccolo dettaglio: il latte proviene da un allevamento nelle vicinanze del paese (quindi 100% italiano, una caratteristica da non sottovalutare oggigiorno), il laboratorio nel retro del negozio è pulito e lindo, dispongono di un camioncino per le consegne a domicilio e una cella frigorifera ricolma di scamorze e formaggi vaccini.



Tutta quanta la famiglia Di Taranto è stata cordiale e calorosa nell'accogliermi nel loro mondo. 
Mi hanno mostrato, raccontato e fatto assaggiare le loro prelibatezze (non dimenticherò il gusto e la consistenza unica della mozzarella calda, ancor prima di diventare uno splendido nodino).
Ogni giorno il caseificio di Giuseppe produce 700 L  di mozzarelle, 300 L di scamorze e 500 L di siero, usato ad esempio per le ricotte.


Il mestiere del casaro è duro e faticoso: sveglia presto (si entra in laboratorio alle 4), vendita diretta ai clienti fino alla chiusura pomeridiana e di nuovo con le mani in pasta (e latte) fino a sera. 
Se si pensa che sempre più spesso sentiamo parlare di prodotti italiani contraffatti ed imitati malamente (il famoso fenomeno dell' "Italian Sounding"), è facile capire che professioni come quella di Giuseppe sono un vero tesoro e vanno salvaguardate attentamente. 
In che modo?


Certo, le autorità di competenza e il governo hanno le loro responsabilità, ma non ci è dato sapere quando l'Italia sarà davvero difesa nel modo in cui merita; per questo motivo è il consumatore che DEVE scendere in prima linea e capire quanto il suo piccolo contributo sia ESSENZIALE per la sopravvivenza dei nostri prodotti. 

In conclusione: cercate innanzitutto di prediligere i piccoli negozi di quartiere che hanno sempre più difficoltà nella loro attività e, qualora decidiate di optare una spesa al supermercato, spendete 15 minuti in più per scegliere prodotti di provenienza italiana, dalla frutta, alla verdura, al latte e i suoi derivati, alla carne e pesce.


Il futuro dell'Italia, dei nostri prodotti, così come del caseificio Di Taranto Giuseppe, risiede nelle nostre scelte, quelle del consumatore.

A Giuseppe auguro un futuro luminoso e ricco di soddisfazioni e che possa presto inaugurare il suo punto degustazione di prodotti lucani.


P.S. per le altre foto dei prodotti del caseificio Di Taranto Giuseppe, visita la fanpage di Facebook!
        CLICCA QUI

Posted in | 1 Comment

Gusto in Scena, l'VIII edizione dell'evento enogastronomico veneziano

Si è appena conclusa l'ottava edizione di Gusto in Scena, tenutasi come ogni anno tra le splendide mura del complesso architettonico della Scuola Grande San Giovanni Evangelista, Venezia.



Il progetto lanciato quest'anno è stato "La Cucina del Senza", ne sono un esempio i formaggi biologici senza sale della latteria Perenzin.



L'evento è durato 3 giorni (dal 16 al 18 Marzo) ed era articolato in tre diversi momenti enogastronomici:
- Chef in Concerto, il congresso di Alta Cucina;
- I Magnifici Vini, degustazione di più di duecento vini provenienti da cantine selezionate per motivi storico-culturali e qualitativi;
- Seduzione di Gola: numerosi banchi d'assaggio di eccellenze gastronomiche italiane;




Ovviamente, da reggiana DOC quale sono, il primo assaggio è stato al banco del Parmigiano Reggiano. Quattro diverse stagionature, da quella da pasteggio (14 mesi) sino ad una di 50 mesi.
E' bene sapere che ci sono anche forme dalla stagionatura più lunga (100 mesi e più), ma la loro reperibilità in commercio è limitata e, in questo caso, la forma più matura proveniva da un casaro delle colline di Langhirano (PR).
Voi sapete come si degusta il Parmigiano Reggiano?
Prendete la scaglia, spezzatela a metà, assaporatene gli odori e a questo punto addentate. Più è giovane e più necessiterà di tempo per sciogliersi in bocca, più è stagionato e più sentirete sapori di frutta secca. 




Numerosi banchi esibivano prodotti provenienti da presìdi Slow Food: ricette e produzioni con radici profonde nella tradizione italiana rischiavano di andar perdute, ma qualcuno ha deciso di proteggerle e farle conoscere.
Il Pan di Sorc, da Gemona (UD), è un pane dolce prodotto con un tipo di mais che si raccoglie dopo solo 50 giorni, la sua ricetta rischiava di scomparire assieme ai più anziani di quelle terre. 



O ancora, l'Asiago stravecchio stava per perdersi assieme alle Malghe, costruzioni tipiche della montagna, usate nel periodo estivo per il ricovero del bestiame e la produzione di questo formaggio. Perché una buona forma di Asiago venga catalogato come "stravecchio" necessita di 18 mesi di stagionatura e molti malgari preferivano vendere le loro forme prima del tempo. Oggi le malghe ancora attive sono più di sessanta e hanno creato un regolamento interno per proteggere il loro prodotto caseario.



Gli assaggi si sono alternati, poi, tra olio d'oliva pugliese e genovese da olive 100% taggiasche. 
Il banco dell'azienda Agrimontana (CN) con le sua frutta candita sotto sciroppo è stato una piacevolissima sorpresa. Le loro albicocche sciroppate ancora con il nocciolo erano qualcosa di indescrivibile, anzi, immaginatevi un'albicocca fra le più dolci dal sapore di amaretto.



Dopo esserci soffermate al banco del culatello e del lardo di Parma, sia per assaporare i succulenti e grassi prodotti suini che per fare qualche chiacchiera con i giovani espositori, ci siamo dirette al secondo piano dell'edificio, dedicato ai vini.



Non conosco bene i vini, ma amo berli (non datemi dell'ubriacona, eh!), soprattutto i rossi. In questa bellissima sala veneziana le proposte erano numerose e seguendo le orme della mia professoressa (Kimura San), ci siamo addentrate nel mondo di Bacco. Rossi piemontesi, abruzzesi, veneti, toscani.



Inebriate dai fumi di magnifici vini italiani, abbiamo fatto break con qualche mestolo di risotto alla parmigiana. 
Ritorniamo dunque ai nostri "doveri", proseguendo negli assaggi e nei conseguenti "sprechi", come li chiamo io. Infatti, come gli intenditori sapranno bene, in una giornata dedicata all'enologia sarebbe impossibile assaggiare tutti i prodotti  senza ritrovarsi a camminare a carponi. Non c'è altro modo che svuotare il bicchiere (e non intendo "all'alpina").



Il nostro tour enogastronomico sta volgendo alla fine, salutiamo il banco del Parmigiano Reggiano e notiamo con piacere che le forme sono praticamente vuote.
Un buon segno per l'enogastronomia Made in Italy.


Per vedere tutte le foto dell'evento, visitate la pagina Facebook: Il Cibo delle Coccole Fanpage

Posted in | Leave a comment

Mangiare, prima di tutto, con gli occhi!


Quand’è che mangiare diventa arte, un vero e proprio stile di vita, quasi filosofia?
E’ semplice!
Quando si ha a che fare con il Giappone



L’arte della cucina è tenuta in gran considerazione da diversi secoli (e chi è stato in Giappone, avrà sicuramente notato la gran cura per i piatti, anche per i più semplici)
Si dice che le caratteristiche fondamentali di una portata siano tre: il sapore, la bellezza e il vasellame.


E’ facile che alcuni piatti giapponesi appaiano poco saporiti ai palati occidentali, la prima volta che si assaggiano, ma occorre considerare che il principio del “mangiare con gli occhi” è essenziale. Gli ingredienti devono mantenere la propria naturalezza (dal colore alla consistenza originaria), valorizzati dalle stoviglie (piatti o ciotole) che li contengono, proprio come una cornice può risaltare un’opera d’arte.


Daifuku

Il cuoco-artista giapponese riesce a far apparire tanto ciò che invece è poco, buono ciò che di per sé ha un sapore leggero, semplice e delicato.
Un elemento fondamentale nella vita dei giapponesi, così come nella cucina, è rappresentato dalle stagioni.



Premettendo che il popolo del Sol Levante (nonostante la modernizzazione) ha un rapporto con la natura diverso da noi occidentali, i cambiamenti stagionali (sebbene la natura agricola sia ormai mutata) hanno una parte fondamentale nell’esistenza di un giapponese tanto che i menu sia casalinghi che dei ristoranti più raffinati cercano di presentare sempre ricette che suggeriscono ai commensali la stagione del momento.

春 haru Primavera





momento in cui si gustano le prime erbe di montagna. Questa stagione è amatissima dai giapponesi per il fenomeno dell’hanami, ovvero lo spettacolo dei ciliegi in fiore





夏 natsu Estate






si prediligono cibi freschi come i somen freddi e si usano molto stoviglie in vetro per dare un’idea di freschezza.








秋 aki Autunno








si gusta il riso del nuovo raccolto con i prodotti del momento, magari castagne.








冬 fuyu Inverno




è il periodo delle zuppe e dei bolliti, come nel caso dell’oden. Ogni convenient store, i nostri 24 ore, allestiscono un grande oden da cui poter riempire la propria porzione di bolliti.




Come vi ho detto la cucina giapponese è ricca di regole

Alcune riguardano la preparazione degli ingredienti (come tagliare il pesce o le verdure), altre il galateo (come usare o non usare le bacchette, il loro buon appetito “itadakismasu” e il loro grazie del cibo “gochisou sama deshita”), altre ancora l’estetica della tavola.


Ad esempio, sul vassoio, le ciotole e i piatti hanno una posizione prestabilita: il riso va a sinistra di chi mangia (in ciotole di ceramica), la minestra nell’angolo destro (in ciotole di legno laccato), i bastoncini devono essere vicini, perfettamente in linea davanti al commensale, appoggiati su un piccolo sostegno. E così via.

Nella scelta degli ingredienti freschi di stagione, non dimenticate.
  • i cinque colori: rosso, verde, giallo, bianco e nero;
  • i cinque tipi di cottura: crudo, alla griglia, a vapore, bollito e fritto;
  • i cinque sapori: amaro, dolce, salato, acidulo e piccante;
Un perfetto vassoio in stile giapponese con riso, zuppa e tempura.

La cucina giapponese non è solo bella alla vista e buona per il palato, ma è anchesalutare per il corpo, grazie alla sua capacità di soddisfare senza appesantire con grassi, calorie e zuccheri.
Senza nulla togliere alla nostra dieta mediterranea, grande pregio della cucina nipponica è la sua leggerezza, unita alla digeribilità. I grassi sono quasi assenti, i vegetali sono cotti pochissimo per mantenere tutte le loro qualità (oltre che forma, colore e sapore). Senza tenere conto delle proprietà d’ingredienti comealghe, miso, tofu, ecc.


Una delle forme più moderne di quest’arte nipponica, a mio parere, sono i bento ( お弁当 ), ovvero il pranzo al sacco. Moderni per lo stile con cui vengono creati oggi giorno, ma non per la loro storia; infatti, l’abitudine di portare in viaggio i propri pasti risale ai primi secoli del primo millennio d.C. , per poi affermarsi nel XVII sec.


Oggi fanno parte della quotidianità di moltissimi giapponesi, dai più giovani studenti delle elementari ai salaryman della capitale. C’è chi li acquista preconfezionati presso un qualsiasi, combini (abbreviazione di convenient store) e chi ha la fortuna di potersi gustare quello cucinato dalla propria mamma.  I bento possono essere semplicissimi oppure dai molteplici colori e decorazioni, ma tutti racchiudono in sé il principio del “mangiare bene anche fuori casa”.


Che cosa sono, dunque, i bento? Non sono altro che scatole (tonde, quadrate, a più strati, colorate, decorate, ecc.) al cui interno vengono sistemati vari manicaretti; l’importante è creare un pasto completo (riso, carne e verdura o frutta) e armonioso alla vista.


Se l’idea di dilettarvi con la cucina giapponese vi spaventa (troppe regole da seguire), provate con i bento! Si può creare un pranzo al sacco all’italiana usando le nostre scatole della “Tupperware”: una bella insalata di riso, qualche patata lessa e del tonno sono perfetti.
Volete un’idea per rendere carino il vostro bento? Date un’occhiata alla proposta del mio canale: il mio primo bento, in stile giapponese però.

Bento


Link alla video ricetta del mio blog ‘Il Cibo delle Coccole’.
Allora, vi sentite un po’ più vicini anche voi al Giappone? La cultura culinaria di un paese è molto importante per capire anche l’essenza del suo popolo.
E poi, come si può resistere a tanta bellezza? Persino un semplice onighiri (le polpette di riso) riesce a intenerirmi. Per non parlare dei dolcetti tipici giapponesi: sembrano usciti dal mondo delle fiabe


Onighiri classico
Vi lascio con una frase che, a parer mio, racchiude l’essenza della cucina giapponese: “la bellezza ha un valore universale e può essere compresa da chiunque”.



P.S: trovate i miei articoli sul Giappone anche sul sito di Remark-Re

Posted in , | 1 Comment