Archive for marzo 2012

Lolita: come bambole


Avete mai visto delle bambole vive, che camminano per la città, parlano, sorridono?
No, non sto sognando, né vi presenterò un nuovo film di fantascienza.
I colori vivaci delle lolita girls

Queste creature fanno parte della realtà giapponese e in una metropoli comeTokyo non è difficile avere incontri ravvicinati con ragazze “Lolita”.
Premetto che nella capitale giapponese, come in tante altre grandi città del mondo, le mode sono numerose e molto differenti, ma sicuramente stili shocking ed eccentrici sono maggiori che altrove.
Lo stile “Lolita” è nato negli anni ’80 per poi crescere sempre più, con la comparsa di numerose sottocategorie; non vi sono regole precise nel seguire questa moda, ma la sua caratteristica è quella di ispirarsi al genere Rococò e vittoriano. Il risultato? 人形(にんぎょう, lett. ningyou), ovvero una bambola.

E’ un look che ha sempre dato importanza ai materiali e alla manifattura dei vestiti. Generalmente prevede una gonna a campana lunga fino alle ginocchia, camicette, calze o calzettoni e anche copri capi tipici del periodo vittoriano.
Il termine “lolita” non ha nessuna allusione sessuale, anzi spesso si considera questo stile come una reazione alla tendenza tra le ragazze giapponesi (e non) a mostrare parti di pelle nuda, preferendo essere definite “carine” e “dolci”, piuttosto che “sexy”.

Recentemente, anche grazie al fenomeno del cosplay, lo stile Lolita si sta diffondendo anche in altre parti del mondo e si possono incontrare Lolita girls in varie convention del fumetto e anime (Italia compresa). Ancora i prodotti dello stile non sono facilmente reperibili in occidente, ma hanno aperto alcuni negozi a Parigi e a San Francisco.


Nel corso degli anni, gli stili Lolita sono aumentati e se ne possono catalogare almeno una quindicina, da quello più soft, a quello più maturo, sino al “dark Lolita”.

Un gruppo di Shiro e Kuro Lolita

Probabilmente vi starete chiedendo se queste ragazze si vestano davvero ogni giorno come se fossero delle bambole; ebbene, è probabile che, nel caso in cui siano delle studentesse, usino questi costumi durante il weekend, quando l’uniforme scolastica non è un obbligo. Lo stesso vale per eventuali impiegate di ufficio o lavoratrici part-time, al di fuori del loro orario di lavoro. Tuttavia, sebbene esistano diverse marche e negozi dedicati a questa moda (ovviamente le commesse sono rigorosamente vestite in stile Lolita: impeccabili!), acquistare abiti e accessori (voluminose e colorate parrucche) necessari per creare un solo outfit è generalmente molto dispendioso.

Di seguito vi presento alcuni dei sotto-stili Lolita

1) Gothic Lolita  










Nato dalla fusione tra lo stile Gothic e quello Lolita, è caratterizzato da abiti scuri, rossetto rosso e un trucco smokey scuro per gli occhi. Anche il make-up può essere più naturale, in base all’occasione.










2)  Sweet Lolita



E’ senz’altro lo stile più apprezzato, ma anche quello dai toni più infantili. 
vestiti davvero "dolci" per le Sweet lolita



I colori sono prevalentemente rosa pastello, bianco e celeste, diverse le stampe con giocattoli, fragole, ciliegie, dolcetti. Anche gli accessori (dai parasole alle borse) sono in tinta con l’abito, così anche il make-up.
Un rossetto rosa è altamente “sweet”.



3) Ouji Style






Chiamato anche Kodona (un termine occidentale), 
l’ouji style è considerato la controparte maschile della moda lolita. 
Spesso sono sempre delle ragazze che indossano questi abiti, 
ma anche gli uomini possono vestirsi in stile ouji (in questo caso si definiscono dandy).

pantaloni sono lunghi o anche corti al ginocchio; i capelli sono solitamente corti e il make-up leggerissimo o nero intorno agli occhi.





ALTRI STILI


Gli stili Lolita sono molti altri (shiro lolita, ovvero in abito completamente bianco; kuro lolita, con abito completamente nero; country lolita, sailor lolita, punk lolita, ecc.), uno più eccentrico e particolare dell’altro, con parrucche coloratissime e dagli enormi boccoli, parasoli in merletto, cuffiette in pizzo e borsette che sembrano dei gioielli.

Una Shiro e una Hime (principessa) lolita
A Tokyo potrete incontrare le Lolita girls ad Harajuku, durante il weekend, nei pressi della fashion street Takeshita o sul grande ponte all’entrata del santuario Meiji, chiamato Jingu Bashi.

delle Lolita girls al Mc Donald's

una sweet e una kuro lolita si tengono per mano





















Sono certa sia facile credere che ci sia del disagio giovanile dietro a questi visi e abiti angelici, ma vi assicuro che uno dei lati che più ho apprezzato di Tokyo (come di molte altre metropoli) è proprio la libertà con cui si sceglie il proprio guardaroba, non curanti dell’altrui pensiero; sperando che, anche nelle scelte importanti della vita, ognuno di noi possa essere altrettanto libero.

P.S: trovate i miei articoli sul Giappone anche sul sito di Remark-Re

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Un messaggio a chi mi segue

Vi lascio al mio video messaggio appena pubblicato sul canale di Youtube! :)

A presto!
"Mata ne!"


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L'Okonomiyaki, ovvero la frittata giapponese!

Ecco una nuova ricetta del Sol Levante!
Non poteva mancare l'okonomiyaki e forse molti di voi sanno già di cosa si tratta; in caso contrario vi potrebbe aiutare ricordare due cartoni animati della nostra infanzia: il padre di Licia in "Kiss me Licia" era proprietario proprio di un ristorante per okonomiyaki (se non sbaglio il gatto Giuliano le chiamava "polpette"). Ancora, nel cartone di Ranma 1/2, uno dei personaggi (Ukyo) combatteva spesso usando una gigantesca spatola di ferro, quella che si usa (ovviamente in dimensioni ridotte) per cucinare gli okonomiyaki.

Ukyo mentre cucina un'okonomiyaki
Ancora non vi è chiaro come sia questo piatto giapponese?
Allora ve lo presento io, così anche voi potrete gustarvelo a casa.
Come sempre quando vi presento una ricetta giapponese, faccio una premessa su alcuni ingredienti che servono per la preparazione del piatto (molti di questi acquistati su Japan Centre o nel negozio di Milano "Kathay" ).
Prima di tutto vi servirà la farina per okonomiyaki (sostituibile con quella per Tempura, come ho letto sul sito di Japan Centre; e forse anche con la farina normale, il risultato può essere accettabile).
In secondo luogo, occorreranno la salsa per Okonomiyaki, la maionese, il "katsuobushi" (che avevo anche usato per cucinare gli Yakiudon) e l'alga "aonori" (per gli Yakiudon, avevo sostituito questo ingrediente tritando finemente un foglio di alga nori).
Qui la video ricetta:


Ingredienti per 2 okonomiyaki:
- 100 ml di brodo dashi (vedere la ricetta per la zuppa di Miso per saperne di più);
- 100 g di farina per okonomiyaki;
- 50 g tra verza e cipollotto;
- 1 uovo grande;
- 10 fettine di carne di maiale sottile (tipo bacon);
- salsa okonomiyaki;
- aonori;
- maionese;
- katsuobushi;


Preparazione:
Tagliate sottilmente la verza e la parte verde dei cipollati (quella finale).
In una ciotola versate il brodo dashi, unitevi la farina e l'uovo, quindi mescolate il tutto.
Aggiungete le verdure tagliate e salate.
Ungete una padella (o una piastra per piadina e crepes, sarà più semplice voltare l'okonomiyaki) con dell'olio di semi. Quando sarà caldo versate metà del composto e, aiutandovi con un cucchiaio, date una forma tondeggiante all'okonomiyaki, compattandolo per bene. Coprite la padella e lasciate cuocere per circa 4 minuti a fuoco moderato.
Una volta che sarà cotta il lato sotto, voltate l'okonomiyaki e posizionate sulla superficie le fettine di bacon; copritele con un po' della pastella rimasta e ricoprite la padella per pochi minuti (giusto il tempo che il bacon si sia cotto).
Impiattate il vostro okonomiyaki e create il topping: prima di tutto la sala okonomiyaki a filo (come se fosse olio d'oliva), la maionese, l'alga sonori (una leggera spolverizzata) e infine il katsuobushi (che sembrerà vivo, muovendosi a causa del calore^^).
Et voilà, il vostro okonomiyaki è pronto!
Il mio consiglio è quello di mangiarlo appena fatto, ma è delizioso anche riscaldato nel microonde il giorno seguente. Inoltre, potete creare un unico grande okonomiyaki, se preferite: queste sono dosi per due "frittate".

Itadakimasu ( si dice in Giappone prima di mangiare, letteralmente significa "ricevo")


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La ‘pasta’ del Sol Levante: la triade dei tagliolini


“Chissà in Giappone quanto Sushi avrai mangiato, eh? Altro che quello che si trova qua da noi!”
Ecco una delle domande più frequenti che mi è stata rivolta al ritorno da Tokyo.
A dir la verità, sebbene in Giappone abbia mangiato ottimo sushi, come la cucina italiana non è fatta di solo Pasta e Pizza, così quella giapponese non è solo Sushi e Sashimi; anzi è davvero ricca di piatti a base di carne, pesce (cotto), verdure, riso e “pasta”.
Ed è proprio di questa “pasta” del Sol Levante che voglio parlarvi: la triade dei tagliolini giapponesi.

I SOBA


soba (蕎麦) sono tagliatelle di grano saraceno tagliate sottili. La versione più tradizionale prevede che vengano serviti in un brodo caldo chiamato tsuyu,ma oggi giorno se ne trovano con diversi condimenti. Potete assaggiare i soba veramente ovunque in Giappone; sono uno dei piatti popolari e vengono venduti sia nei banchetti delle stazioni, sia nei ristoranti esclusivi, dedicati a questo tagliolino.


soba serviti sullo zaru
D’estate sono molto apprezzati i zaru soba, ovvero i soba freddi (ovviamente cotti) serviti su un piatto di bambù (zaru) e accompagnati da tsuyu freddo; ho veramente apprezzato questa versione. Quindi, per chi avesse l’occasione di assaggiare i zaru soba, ecco le “istruzione per l’uso”:  davanti a voi avrete i soba freddi (spesso guarniti con alga nori) e una ciotolina con lo tsuyu freddo a cui potete aggiungere il wasabi, porro o zenzero; con le vostre hashi, ovvero le bacchette, prendete una piccola quantità di soba e immergetela nello tsuyu, quindi..Buon appetito!

GLI UDON

Gli udon (うどん) sono una varietà di noodle preparati con farina di grano, piuttosto spessi, lunghi e scivolosi: non vi dico quante volte ho fatto la “doccia” nel mangiarli con le bacchette!
Gli udon sono di solito serviti con zuppe di vario genere (con carne, pesce, verdure) oppure freddi.
Una delle varietà potreste averla assaggiata anche nei ristoranti giapponesi in Italia, ovvero gli yakiudon (焼きうどん). Gli “spaghetti” vengono cotti su una piastra (spesso la teppanyaki) insieme a verdure, carne o pesce; il tutto condito con un’ottima salsa.
Sono così gustosi che io stessa ho voluto provare a cucinarli in casa; quindi, se volete mettervi alla prova con la cucina giapponese, vi lascio la video ricetta: è più facile di quello che pensate!

IL RAMEN

Il ramen (ラーメン) è forse il tagliolino più famoso di tutti, soprattutto per le sue numerose comparse in diversi anime (cartoni animati giapponesi) emanga (fumetti giapponesi). Le origini sono cinesi e, infatti, l’ingrediente principale è costituito dai noodles cinesi di frumento.
Il ramen viene per lo più servito con un brodo (di carne o di pesce), ma esistono anche ramen “asciutti” accompagnati con una zuppa di miso a parte.
Potremmo definirlo uno dei piatti nazionali del Giappone: ogni regione del paese ha la propria ricetta e usa ingredienti specifici per la preparazione di questo piatto.  Lo stesso brodo può variare secondo la zona; il mio preferito è il tonkotsu ramen, ovvero noodles con brodo preparato con le ossa di maiale. Senza dover recarvi in Giappone, potete assaggiare un tonkotsu ramen presso il ristorante giapponese “Osaka” di Milano.
ristorante Osaka di Milano

Il ramen è così popolare che nel 1958 fu inventato il ramen istantaneo: da quel momento chiunque avrebbe potuto gustarsi il sapere del ramen, aggiungendo semplicemente acqua bollente. Non solo, nella città di Shin-Yokohama (a circa 40 minuti di treno da Tokyo) esiste il museo dedicato a questa pietanza: in un edificio di due piani, troverete tutto ciò che concerne la storia di questi tagliolini e al piano sotterraneo sarete catapultati in una Tokyo degli anni ’50.

museo del Ramen
Con una riproduzione fedele di un quartiere di Yokohama (le luci proiettate sul finto cielo simulano il momento del tramonto), è possibile camminare tra le viuzze caratteristiche e trovare negozi di caramelle, finti bagni termali e, ovviamente, ottimi ristoranti tipici di ramen (selezionati tra migliaia in tutto il Giappone). Il costo del biglietto è di solo 300 ¥ (circa 3 €) e il costo medio dei ramen è di 900 ¥ (circa 9 €): potete anche ordinare i mini ramen, in modo da assaggiarne anche due o tre diversi per un costo di circa 5 €.

Per raggiungere il museo del Ramen:

Dalla stazione di Shibuya, prendete il treno della linea Toyoko, direzione Motomachi – Chinatown.
Scendete alla stazione (fermata) di Kikuna e cambiate con la linea JR Yokohama, direzione Hachioji-Yuki. Fermatevi, quindi, alla stazione di ShinYokohama. Dalla stazione, seguite la mappa sottostante.
Vi lascio con un filmato girato durante un pasto, proprio a base di ramen, il mio piatto preferito: assaporerete il vero Giappone.


Ah! E non dimenticatevi di mangiarli rumorosamente (il termine giapponese per quest’azione è tsuru-tsuru), è il galateo nipponico che lo “impone”.
P.S: trovate i miei articoli sul Giappone anche sul sito di Remark-Re

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